SCHUTZHÜTTE B1 RIFUGIO

Il nostro gruppo Binario 1 / Bahngleis 1 è nato in primavera 2015 con l’emergenza profughi in stazione a Bolzano, come movimento spontaneo di volontari della società civile, cittadine e cittadini che si sono impegnati in forma totalmente volontaria, per migliorare tale situazione. Il bisogno cui ha cercato di dare risposta era costituito dal flusso di migranti in transito verso il nord, ma anche di persone intenzionate a rimanere in Italia. Ci siamo accorte di come le politiche di accoglienza a livello locale si siano sempre contraddistinte per un approccio emergenziale. Da qui è partito il nostro impegno anche fuori la stazione, sia per i richiedenti asilo nei centri di accoglienza, che per coloro che sono rimasti sulla strada.

 

SCHUTZHÜTTE B1 RIFUGIO

Le pratiche di accoglienza finora non hanno permesso a tutti i richiedenti asilo l’accesso alle misure di accoglienza come previsto dalla normativa nazionale ed europea. Sulla base delle ultime disposizioni provinciali sono rimasti in strada soggetti vulnerabili, che solo grazie all’impegno dei volontari hanno in parte potuto trovare un rifugio provvisorio nella chiesa evangelica e presso persone private.

Il progetto Schutzhütte B1 Rifugio vuole essere un esempio concreto di risposta sociale e contestualmente una denuncia delle carenze sistemiche locali in materia di tutela dei richiedenti asilo. Il nostro obiettivo è rimasto quello di segnalare le situazioni precarie alle autorità competenti, con la richiesta di attivarsi sec ondo le normative e, se necessario, porre azioni concrete determinate nel tempo.

 

Schutzhütte B1 Rifugio interviene soprattutto per le persone in fuga appartenenti alle categorie vulnerabili. Le categorie rientranti in questa definizione secondo il d.lgs. 142/2015 sono gli adulti disabili, i minori non accompagnati, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le vittime di tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali; le persone per le quali è accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale e vittime di mutilazioni genitali. Rivolgiamo l’attenzione anche ad altre categorie non menzionate dal d.lgs. 142/2015, come le donne sole e le famiglie con figli minori, dal momento che, in considerazione delle condizioni sociali di senza fissa dimora in cui si trovano, sono fortemente esposte a fattori di rischio e vulnerabilità. Ci sono persone appartenenti alle categorie sopra menzionate che rimangono sprovviste di un tetto e di mezzi per la sopravvivenza, nonostante la normativa preveda una tutela maggiore e un intervento prioritario per loro. Schutzhütte B1 Rifugio si propone infatti come una misura di segnalazione e di supporto a breve termine. 

 

Nel progetto è incluso anche un numero limitato di persone che sono in possesso di esito positivo di richiesta di asilo, costrette a lasciare la struttura di accoglienza. Le suddette persone verranno ospitate a tempo determinato e sostenute nella ricerca di lavoro e alloggio.

 

La nostra associazione viene finanziata e sostenuta quasi esclusivamente da donazioni di privati e imprese. Ogni contributo è perciò importante e viene da noi impiegato in maniera consapevole:

IBAN IT 55 O 08081 11601 000301015923 – BIC: RZSBIT21103

 

Con il significante sostegno di:

   

 

Info: schutzb1rifugio@gmail.combinario1.bz@gmail.com

Info Lavoro

Un posto di lavoro è la migliore strada verso l’integrazione: le persone entrano in contatto con la gente del posto, imparano meglio la lingua/le lingue, contribuiscono al loro sostentamento. I richiedenti asilo vogliono lavorare e non dipendere dalla carità altrui. E il diritto del lavoro in Italia ne offre la possibilità:

“QUANDO POSSONO INIZIARE A LAVORARE I RICHIEDENTI ASILO IN ITALIA?”

Secondo l’Art. 22 del decreto legislativo del 18. agosto 2015 N°142 i richiedenti asilo in Italia possono lavorare trascorsi sessanta giorni dalla presentazione della domanda d’asilo. Se il procedimento di esame della domanda non è concluso ed il ritardo non può essere attribuito al richiedente, questo può intraprendere un’attività di lavoro dipendente trascorsi questi 2 mesi.

 

“DI QUALI DOCUMENTI/ REQUISITI NECESSITANO I RICHIEDENTI ASILO; QUALI DOCUMENTI/ REQUISITI DEVONO ESSERE CONSEGNATI AL DATORE DI LAVORO IN MODO DA POTERE LAVORARE, O IN MODO DA POTERE ESSERE ASSUNTI/ E DAL DATORE DI LAVORO?”

È sufficiente la „ricevuta attestante la presentazione del deposito della richiesta di protezione internazionale“ secondo l’Art. 4 del decreto legislativo del 18.08.2015, affinché possa essere verificata la validità del permesso di soggiorno.

 

“A QUALI UFFICI PUBBLICI È POSSIBILE RIVOLGERSI (ANCHE IN MANIERA TELEMATICA) PER OTTENERE INFORMAZIONI PRECISE ED AFFIDABILI SULLA SUSSISTENZA DEI PRESUPPOSTI PER UN IMPEGNO?”

Una risposta affidabile si riceve sicuramente presso la Questura, in quanto si occupa delle richieste di asilo (per l’Alto Adige: PEC: immig.quest.bz@pecps.poliziadistato.it)

 

“COME POSSONO ESSERE ASSUNTI I RICHIEDENTI ASILO? POSSIBILITÀ DI ASSUNZIONE: VOUCHER? COSTI SALARIALI AGGIUNTIVI/ ASSICURAZIONE?”

I richiedenti asilo hanno la possibilità di essere assunti da datori di lavoro sia privati che pubblici secondo le norme generali vigenti, trascorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda d’asilo. Sono trattati allo stesso modo di qualsiasi altro lavoratore.  Questo significa che nel caso di un’assunzione il datore di lavoro deve fare una comunicazione obbligatoria unificata del rapporto di lavoro all’Ufficio osservazione mercato del lavoro, con la quale si adempie all’obbligo di registrazione sia all’amministrazione provinciale, sia agli istituti di assicurazione come NISF/INPS o INAIL, sia alla polizia. Esiste anche la possibilità di assumere i richiedenti asilo tramite Voucher.

 

“DURATA DEL CONTRATTO DI LAVORO: QUANTO PUÒ DURARE IL CONTRATTO DI LAVORO?”

La durata del contratto di lavoro è sempre legata al permesso di soggiorno. Ciò significa che un richiedente asilo, finché non è stata ancora presa una decisione sulla sua domanda d’asilo, può intraprendere un’attività lavorativa trascorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda.

La procedura d’asilo spesso dura più di 10 mesi e può avere i seguenti esiti:

  • riconoscimento dello status di rifugiato o protezione sussidiaria: le persone sono fondamentalmente equiparate ai cittadini italiani e possono dunque essere assunte secondo la normativa sul lavoro valida per tutti i lavoratori;
  • ricezione di un permesso di soggiorno per motivi umanitari: diritto di soggiorno per due anni sul territorio nazionale, con il quale alle persone è permesso intraprendere un’attività lavorativa dipendente o autonoma per la durata del permesso di soggiorno;
  • Richiedenti asilo che  in caso di esito negativo hanno depositato ricorso (richiedente asilo ricorrente): hanno gli stessi diritti dei richiedenti asilo;

 

  • rigetto definitivo della domanda: le persone vengono invitate a lasciare il territorio nazionale. 

 

“UN DATORE DI LAVORO RICEVE DEGLI INCENTIVI FISCALI SE ASSUME UN RICHIEDENTE ASILO?”

No, non riceve incentivi fiscali, dato che il richiedente asilo è trattato come ogni altro lavoratore.

 

ESISTE ANCHE LA POSSIBILITÀ DI FARE TIROCINI/ STAGE? ASSICURAZIONE?”

Già prima che siano trascorsi i suddetti 60 giorni, i richiedenti asilo in attesa di una decisione, o i richiedenti asilo ricorrenti (sono escluse le persone a cui è stato riconosciuto lo status di rifugiato o la protezione sussidiaria) possono dedicarsi a un lavoro volontario, nel senso di un’attività di pubblica utilità a favore della popolazione locale. Ciò significa che ai richiedenti asilo è permesso svolgere attività di pubblica utilità e lavoro volontario fin dall’inizio. Questa attività di volontariato si svolge a titolo gratuito e sempre in collaborazione con i rispettivi comuni, che hanno firmato un protocollo d’intesa.

I richiedenti asilo possono fare tirocini formativi e di orientamento mirati all’incremento di competenze personali e professionali sul posto di lavoro. Questi sono organizzati dall’area formazione professionale tedesca e italiana della Provincia Autonoma di Bolzano. Non corrispondono a un rapporto di lavoro, comprendono al massimo 500 ore e i tirocinanti ricevono un compenso di  € 4 per ogni ora di presenza effettiva.

Inoltre, i richiedenti asilo possono fare tirocini formativi e di orientamento per persone svantaggiate sul mercato del lavoro. Questo tipo di tirocinio favorisce l’assunzione di persone svantaggiate sul mercato del lavoro e viene applicato solo quando in seguito al tirocinio è prevista o prevedibile l’assunzione. La durata massima è di 24 mesi, l’impresa deve dare al tirocinante una retribuzione mensile di almeno € 400 e assicurare il tirocinante contro gli infortuni e contro i rischi di responsabilità civile.

Per ulteriori informazioni sulle attività di volontariato nei comuni: Provincia.bz.it

 

CHI SI PUÒ ISCRIVERE ALLA LISTA DI DISOCCUPAZIONE?”

I richiedenti asilo tra i 16 e i 65 anni che non hanno trovato un lavoro possono iscriversi alla lista di disoccupazione presso il Centro di Mediazione Lavoro competente (sempre trascorsi 60 giorni dalla presentazione della domanda). I richiedenti asilo devono presentarsi personalmente presso il Centro Mediazione Lavoro, poiché è necessaria la verifica del permesso di soggiorno. Deve essere dichiarato un domicilio.

 

QUALI DIRITTI/ BENEFICI; QUALI DOVERI SONO COLLEGATI ALL’ISCRIZIONE IN QUESTA LISTA?”

Con l’iscrizione alla lista di disoccupazione (deve essere presentato il permesso di soggiorno) le persone ricevono consulenze e vengono informate su offerte di lavoro o altre misure, come ad es. corsi di perfezionamento. I presupposti per l’iscrizione sono il permesso di soggiorno, lo stato di disoccupazione e la volontà di iniziare subito un’attività lavorativa. Dopo l’iscrizione si ha l’obbligo di presentarsi ai colloqui di consulenza, che hanno luogo a intervalli regolari.

 

I RICHIEDENTI ASILO HANNO BISOGNO DELLA ‘RESIDENZA’, OPPURE BASTA IL ‘DOMICILIO’ PER ESSERE ISCRITTI ALLA LISTA DI DISOCCUPAZIONE, O PER RICEVERE UN PERMESSO DI LAVORO/ ATTIVITÀ RETRIBUITA/ TIROCINIO?”

 

I richiedenti asilo devono potere dichiarare un domicilio dove possono essere contattati e dove possono essere inviate eventuali comunicazioni, come appuntamenti per colloqui di consulenza, o quando è disponibile un’offerta di lavoro.

“I richiedenti asilo possono frequentare corsi di sicurezza sul lavoro? Esistono corsi di sicurezza sul lavoro gratuiti?”

I corsi di sicurezza sul lavoro sono organizzati a seconda della categoria di rischio e i costi sono sostenuti dal datore di lavoro. Per maggiori informazioni si prega di rivolgersi all’ispettorato del lavoro (E-Mail: arbeitsinspektorat@provinz.bz.it). Al momento non sono diponibili corsi di sicurezza sul lavoro gratuiti.

 

A CHI CI SI PUÒ RIVOLGERE/ ESISTE UNA PERSONA DI RIFERIMENTO A CUI QUESTE PERSONE SI POSSONO RIVOLGERE?”

Non esiste un’unica persona di riferimento, dipende dalla rispettiva sfera di competenza.

 

Fonte diretta: Provincia Autonoma di Bolzano, Ripartizione lavoro, Ufficio Servizio Lavoro.

Situazione al 04. Aprile 2016

 

Foglio informativo per il lavoro: Richiedenti asilo e lavoro

Info Arbeit

Gerade ein Arbeitsplatz ist der beste Weg zur Integration: die Menschen treten mit Einheimischen in Kontakt, lernen besser die Sprache(n), tragen selber zu ihrem Unterhalt bei. Flüchtlinge wollen arbeiten und nicht zu Almosenempfängern degradiert werden. Und das italienische Arbeitsrecht bietet hierfür auch die Möglichkeiten:

“AB WANN KÖNNEN ASYLBEWERBER IN ITALIEN ARBEITEN?”  

Gemäß Art. 22 des Legislativdekrets vom 18. August 2015 Nr. 142 dürfen Asylbewerber in Italien 60 Tage ab Antragstellung arbeiten. Wenn das entsprechende Prüfungsverfahren noch nicht abgeschlossen ist und die Verspätung nicht vom Antragstellung verschuldet wurde, kann dieser nach Ablauf dieser 2 Monate ein abhängiges Arbeitsverhältnis eingehen.

 

“WELCHE PAPIERE/ VORAUSSETZUNGEN BRAUCHEN DIE ASYLBEWERBER BZW: MÜSSEN BEIM ARBEITGEBER ABGEGEBEN WERDEN, SODASS DIESE ARBEITEN BZW: DASS SIE DER ARBEITGEBER BESCHÄFTIGEN KANN?”

Es genügt die „ricevuta attestante la presentazione del depostio della richiesta di protezione internazionale“ gemäß Art. 4 des Legislativdekretes vom 18.08.2015, damit die rechtmäßige Aufenthaltsgenehmigung kontrolliert werden kann.

 

“GIBT ES ÖFFENTLICHE STELLEN; WO MAN EINFACH (AUCH TELEMATISCH) NACHFRAGEN UND EINE ZUVERLÄSSIGE ANTWORT BEKOMMEN KANN, OB DIE VORAUSSETUNGEN FÜR EINE BESCHÄFTIGUNG BESTEHEN?”

Die zuverlässigste Antwort bekommt man sicherlich bei der Quästur, weil diese die Anträge behandelt (für Südtirol: PEC: immig.quest.bz@pecps.poliziadistato.it)

 

“WIE KÖNNEN DIE ASYLBEWERBER BESCHÄFTIGT WERDEN? ANSTELLUNGSMÖGLICHKEITEN: VOUCHER? LOHNNEBENKOSTEN/VERSICHERUNG?”

Für die Asylbewerber besteht nach Ablauf der 60 Tage ab Antragstellung die Möglichkeit sowohl von privaten als auch öffentlichen Arbeitgebern gemäß allgemein geltender Normen beschäftigt zu werden. Sie werden gleich behandelt, wie jeder Arbeitnehmer. Das bedeutet, dass der Arbeitgeber im Falle einer Einstellung, eine entsprechende Einheitsmeldung des Arbeitsverhältnisses an das Amt für Arbeitsmarktbeobachtung tätigen muss, womit die Meldepflicht sowohl gegenüber der Landesverwaltung als auch gegenüber den Versicherungsinstituten wie NISF/INPS oder INAIL sowie der Polizeibehörde erfüllt ist. Es besteht auch die Möglichkeit die Asylbewerber mittels Voucher zu beschäftigen.

 

“DAUER ARBEITSVERTRAG: WIE LANGE DARF DER ARBEITSVERTRAG SEIN?”

Die Dauer des Arbeitsvertrages steht immer im Zusammenhang mit der Aufenthalts-genehmigung. Das bedeutet, dass ein Asybewerber, solange noch nicht über seinen Antrag entschieden ist, nach 60 Tagen ab Antragstellung, ein Arbeitsverhältnis eingehen kann.

Das Asylverfahren dauert oft mehr als 10 Monate und kann folgende Ergebnisse haben:

    • anerkannter Schutzstatus oder subsidiärer Schutzstatus: die Personen sind grundsätzlich italienischen Staatsbürgern gleichgestellt und können somit mittels der für alle Arbeitnehmer geltenden Arbeitsrechtsbestimmungen beschäftigt werden;
    • Erhalt einer Aufenthaltsgenehmigung aus humanitären Gründen: zeitbegrenztes Aufenthaltsrecht für zwei Jahre auf dem Staatsgebiet, wobei es den Personen somit erlaubt ist, für die Dauer der Aufenthaltsgenehmigung, ein abhängiges oder selbstständiges Arbeitsverhältnis einzugehen;
    • Asylbewerber, der gegen negativen Bescheid Rekurs eingelegt hat (rekurrierender Asylwerber): sie haben das gleiche Recht wie Asylantragsteller;

 

  • definitive Ablehnung des Antrages: die Personen werden aufgefordert das Staatsgebiet zu verlassen. 

 

“HAT EIN ARBEITGEBER STEUERLICHE VORTEILE, FALLS ER EINEN ASYLWERBENDEN EINSTELLT?”

Nein, er hat keine steuerlichen Vorteile, da Asylbewerber gleich behandelt werden wie jeder Arbeitnehmer.

 

 

“GIBT ES AUCH DIE MÖGLICHKEIT PRAKTIKAS/ STAGE ZU MACHEN? VERSICHERUNG?”

Bereits vor Ablauf der obgenannten 60 Tage können Asylbewerber, deren Antrag noch nicht entschieden ist oder rekurrierende Asylbewerber (anerkannte Flüchtlinge und solche mit subsidiärem Schutzstatus sind ausgeschlossen) einer freiwilligen Arbeit nachgehen und zwar im Sinne einer gemeinnützigen Tätigkeit zugunsten der lokalen Bevölkerung. D.h. gemeinnützige Tätigkeiten und freiwillige Arbeitseinsätze sind den Asylbewerbern bereits von Anfang an erlaubt. Diese Freiwilligenarbeit erfolgt unentgeltlich und immer in Zusammenarbeit mit den jeweiligen Gemeinden, welche ein Einvernehmensprotokoll unterzeichnet haben.

Die Asylbewerber können Ausbildungs- und Orientierungspraktika absolvieren, welche auf die Förderung von personen- und berufsspezifischen Kompetenzen am Arbeitsplatz abzielen. Diese werden vom Bereich deutsche und italienische Berufsbildung der Autonomen Provinz Bozen organisiert. Sie stellen kein Arbeitsverhältnis dar, umfassen maximal 500 Stunden und die Praktikanten/innen erhalten ein Entgelt von € 4  für jede effektive Anwesenheitsstunde.

Weiters können Asylbewerber ein Ausbildungs- und Orientierungspraktikum für am Arbeitsmarkt benachteiligte Personen absolvieren. Dieses Praktikum fördert die Anstellung von am Arbeitsmarkt benachteiligten Personen und findet nur dann Anwendung, wenn nach dem Praktikum die Anstellung geplant bzw. absehbar ist. Die Höchstdauer beträgt 24 Monate, der Betrieb muss dem Praktikanten ein monatliches Taschengeld von mind. € 400 zahlen und den Praktikanten unfall- und haftpflichtversichern.

Weiter Informationen zur Freiwilligenarbeit in den Gemeinden unter:

http://www.provinz.bz.it/familie-soziales-gemeinschaft/soziale-notlagen/ asylantragsteller-fluechtlinge.asp

 

 

“WER KANN SICH IN DIE ARBEITSLOSENLISTE EINSCHREIBEN?”

Asylbewerber zwischen 16 und 65 Jahre, welche keine Arbeit gefunden haben, können sich beim zuständigen Arbeitsvermittlungszentrum arbeitslos melden (immer nach Ablauf der 60 Tage ab Antragstellung). Asylbewerber müssen für die Einschreibung persönlich beim Arbeitsvermittlungszentrum vorstellig werden, da die Überprüfung der Aufenthalts-genehmigung notwendig ist. Es muss ein Domizil angegeben werden.

 

 

“WELCHE RECHTE/ VORTEILE, ABER AUCH WELCHE PFLICHTEN SIND MIT DER EINSCHREIBUNG IN DIESE LISTE VERBUNDEN?”

Mit der Einschreibung in die Arbeitslosenliste (Aufenthaltsgenehmigung muss vorgewiesen werden) werden die Personen beraten und über Stellenangebote oder andere Maßnahmen, wie bspw. Weiterbildungskurse informiert. Voraussetzung für die Eintragung ist die Aufenthaltsgenehmigung, der Arbeitslosenstatus und die Bereitschaft zu einer sofortigen Arbeitsaufnahme. Nach Eintragung besteht die Pflicht zu den in regelmäßigen Abständen stattfindenden Beratungsgesprächen zu erscheinen.

 

 

“BRAUCHEN DIE ASYLBEWERBER DIE ‘RESIDENZA’ ODER REICHT AUCH DER ‘DOMICILIO’ UM SICH IN DIE ARBEITSLOSENLISTE EINZUTRAGEN BZW: UM EINE ARBEITSGENEHMIGUNG/ BEZAHLTE TÄTIGKEIT/ PRAKTIKUM ZU ERHALTEN?”

Es ist notwendig, dass die Asylbewerber ein Domizil angeben können, wo sie kontaktiert werden können und anfallende Mitteilungen, wie z.B. Terminvereinbarungen für Beratungsgespräche oder wenn ein Arbeitsangebot vorliegt, erfolgen können.

 

 

“KÖNNEN ASYLWERBENDE ARBEITSSICHERHEITSKURSE BESUCHEN? GIBT ES KOSTENLOSE ARBEITSSICHERHEITSKUSE?”

Arbeitssicherheitskurse erfolgen nach Risikoklasse und die dafür anfallenden Kosten werden vom Arbeitgeber getragen. Für genauere Informationen wenden Sie sich bitte an das Arbeitsinspektorat (E-Mail: arbeitsinspektorat@provinz.bz.it). Kostenlose Arbeitssicherheitskurse gibt es zur Zeit nicht.

 

 

“WER IST ANSPRECHPERSON/ GIBT ES EINE ANSPRECHPERSON FÜR DIESE MENSCHEN?”

Eine einzige Ansprechperson gibt es nicht, das hängt vom jeweiligen Zuständigkeitsbereich ab.

 

 

Direkt nachgefragt bei: Autonome Provinz Bozen, Abteilung Arbeit, Arbeitsservice. 

Stand: 04. April 2016

 

Anbei zwei Artikel der “Südtiroler Wirtschaftszeitung”: Südtiroler Wirtschaftszeitung: Asyl und Arbeit und Südtiroler Wirtschaftszeitung: Chance oder Sackgasse

 

Informationsblatt: “Asylbewerber & Arbeit

Altre Manifestazioni


REFUGEES WELCOME DAY | BZ | 15.11.2015

 

Ecco i link per la info-brochure ed il discorso:

Link PDF INFO Brochure (IT) – PERSONE IN FUGA

LINK PDF – Refugees Welcome DISCORSO Binario1 – Bahngleis1 dal 15 | 11 | 2015

 

 

Bolzano Frontiera d’Europa: profughi, migranti, confini spinati

 

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Il 3 di ottobre 2015, in occasione del secondo anniversario del tragico naufragio in cui persero la vita 366 persone al largo di Lampedusa, si è celebrata presso la rimessa ferroviaria di Bolzano la giornata della riflessione e della memoria. La manifestazione, intitolata Bolzano Frontiera d’Europa: profughi, migranti, confini spinati, è stata organizzata dal consiglio dei diritti umani nel senato, dalla Regione Trentino-Alto Adige, dal Comune di Bolzano, dal Centro per la Pace e in collaborazione con le Ferrovie dello Stato e Transart.

Nel pomeriggio si è tenuta una tavola rotonda dove sono intervenuti Luigi Manconi e Francesco Palermo del consiglio di diritti umani nel senato, il presidente della provincia Arno Kompatscher, Carlotta Sami portavoce UNHCR, e i rappresentanti di: Binario1/Bahngleis1, Comune di Bolzano, Ferrovie dello Stato, Volontarius e, per la Fondazione Alexander Langer, Monika Weissensteiner.

Il nostro contributo, presentato da Eliana Muraro, può essere letto o ascoltato (registrazione radio)

Altre rassegne stampa le potete trovare nei link sottoriportati:

Salto.bz (DE)
Alto Adige (IT)
Corriere dell’Alto Adige (IT)

 

 

Foto sopra estratto da: Twitter Francesco Palermo

 

Weitere Veranstaltungen


REFUGEES WELCOME DAY | BZ | 15.11.2015

Hier zwei Links zur Info Broschüre und der Rede:

Link PDF – INFO Broschüre (DE) – MENSCHEN AUF DER FLUCHT

LINK PDF – Refugees Welcome REDE Binario1 – Bahngleis1 vom 15.11.2015

 

 

Veranstaltung: Bozen – Grenze Europas

 

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Am 3. Oktober 2015 – anlässlich des 2. Jahrestages des tragischen Bootsunglücks vor Lampedusa bei dem 366 Menschen ihr Leben verloren – fand ein Tag des Nachdenkens und der Erinnerung in der Bozner Bahnhofsremise – statt. Dieser stand unter dem Titel: Bozen – Grenze Europas. Flüchtlinge, Migranten, Grenzzäune und wurde organisiert vom Ausschuss für den Schutz und die Förderung der Menschenrechte des Senats, der Region Trentino-Südtirol, der Gemeinde Bozen, des Friedenszentrums, in Zusammenarbeit mit der Eisenbahngesellschaft Ferrovie dello Stato und Transart.
Die Veranstaltung sah am Nachmittag eine Diskussionsrunde vor, die mit Luigi Manconi und Francesco Palermo vom Menschenrechtsausschuss des Senats, Arno Kompatscher, Landeshauptmann der Autonomen Provinz Bozen – Südtirol, der UNHCR-Sprecherin Carlotta Sami sowie Vertretern von Binario 1 / Bahngleis 1, der Gemeinde Bozen, der Ferrovie dello Stato, der Organisation Volontarius, sowie der Alexander Langer Stiftung mit Monika Weissensteiner hochkarätig besetzt war.

Unser Beitrag – vorgetragen von Eliana Murano – kann an dieser Stelle nachgelesen oder nachgehört (Radiomitschnitt) werden.
Weitere Pressestimmen zum Event finden Sie unter anderem hier:

Salto.bz (DE)
Alto Adige (IT)
Corriere dell’Alto Adige (IT)

Foto oben von: Twitter Francesco Palermo

 

Dati, numeri e fatti

Zahlen, Daten und Fakten

Sensibilisierungsprojekte

Über die konkrete Hilfe am Bahnhof hinaus, besteht auch die Notwendigkeit auf Ängste und Fragen der Bevölkerung einzugehen um vorschnelle Urteile entkräften zu können.

Deshalb organisieren wir in Zusammenarbeit mit Vereinen und Organisationen Informationsveranstaltungen, nehmen an Diskussionsrunden teil, erzählen unser Erlebtes und unsere Ansichten in Interviews, arbeiten Informationsmaterial aus und rufen zu friedlichen Solidaritätsbekundungen auf, wie z.B. dem “Umbrella March” oder bei einem interreligiösen Gebet in Bozen.

VI SUONA FAMILIARE???

” BASTA CHIUDERE I CONFINI! “

Chiudere i confini non tratterrebbe le persone dalla fuga, ma la renderebbe semmai più difficile e costosa. Il paradosso: nonostante esistano leggi internazionali, europee e nazionali che determinano il diritto di richiedere asilo, di fatto oggi non ci sono possibilità (o ce ne sono poche) di immigrare legalmente per poter fare la richiesta! Questo costringe le persone in fuga a dipendere dai trafficanti. Molti preferiscono rischiare la propria vita piuttosto che rimanere nel proprio paese. Tra il 1998 e il 2014 nel Mediterraneo sono morte circa 22.000 persone nel tentativo di raggiungere l‘Europa.

 

 ” PERCHÈ VENGONO TUTTI IN ITALIA?! “

Non tutte le persone in fuga vengono in Italia o in Europa, al contrario! Ma i profughi che accedono all’Europa entrando in Italia, in base alle leggi UE, sono obbligati a rimanere in Italia a causa del sistema di Dublino.

 

” NON POSSIAMO ACCOGLIERLI TUTTI!! “

E non lo stiamo facendo. Studi dimostrano che le persone in fuga che riescono a raggiungere l‘Europa vogliono raggiungere i paesi in cui già hanno una rete sociale attiva, e dove esistono possibilità di lavoro (vogliono essere vicini alla famiglia, agli amici e mantenersi da soli). Per questo l‘Italia spesso non fa parte della loro „lista dei desideri“, oltre al fatto che in Italia le condizioni di accoglienza sono in parte insufficienti e disumane, e necessitano assolutamente di essere migliorate. A causa del regolamento di Dublino molti profughi sarebbero però costretti a fare la loro richiesta d‘asilo in Italia.

 

” AIUTIAMOLI A CASA LORO!! “

Attualmente sono in corso dialoghi tra l’UE e l’Unione Africana per implementare progetti di aiuto allo sviluppo proprio in questa ottica (European Agenda on Migration, 2015; Processo Khartoum, 2014). Ma attenzione! La “cooperazione allo sviluppo“ viene spesso collegata all‘impedimento di migrazione e fuga. Si tratta di un collegamento pericoloso. Quali sono le conseguenze se l‘UE finanzia governi quali quello eritreo, un paese in cui non sono garantiti i diritti umani, in cui gli uomini devono fare servizio militare a vita, in cui sono documentati arresti arbitrari, torture, esecuzioni, e in cui non c‘è libertà di opinione, stampa o religione? Le prime e ultime elezioni in Eritrea si sono tenute nel 1993, anno in cui il paese raggiunse l‘indipendenza. C‘è bisogno di altre risposte.

 

Informazione

Alla metà del 2014 l‘Agenzia di protezione dei rifugiati ONU (UNHCR) registrò oltre 55 milioni di persone in fuga, cioè persone che lasciano i propri paesi a causa di guerre,violenza, persecuzioni e violazioni di diritti umani. La maggior parte dei profughi viene dalla Siria, da cui sono dovute fuggire oltre tre milioni di persone, e dall’Afghanistan, così come da paesi come la Somalia e il Sudan.
(UNHCR 2014 Mid-Year Trends)

Cos’è un „rifugiato“?

 

RIFUGIATO

una persona che, temendo a ragione di essere perseguitata per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o di determinate opinioni politiche, si trova fuori del paese in cui ha la cittadinanza. (Convenzione di Ginevra, 1951; Protocollo 1967).

 

PROFUGO INTERNO

una persona in fuga all’interno del proprio paese.

 

RICHIEDENTE ASILO

una persona che ha fatto richiesta d’asilo in un paese diverso da quello in cui ha la cittadinanza e si trova in attesa di una decisione riguardo al riconoscimento del proprio status di protezione. Oltre allo status di rifugiato, all’interno dell’UE esistono anche la protezione sussidiaria e il soggiorno umanitario per persone che, pur non essendo vittime di persecuzione, a causa della situazione instabile nel loro paese non possono essere rimpatriate senza che ciò metta in pericolo la loro vita e quindi ricevono un permesso di soggiorno temporaneo. Un terzo di tutte le persone in fuga è composto da bambini e adolescenti, in parte anche minorenni non accompagnati. Oltre 25.300 le domande di asilo presentate a livello mondiale da parte di minori non accompagnati nel 2013, costretti a scappare da paesi come il Sud-Sudan, Somalia, Afghanistan, Eritrea e il Congo. In Italia nel 2014 sono sbarchati circa 26.000 minori. Tra di loro 13.000 minori non accompagnati: il 26% di questi minori non accompagnati successivamente è „sparito“ dai centri di prima accoglienza.

 

Quali sono gli stati del mondo che accolgono il maggior numero di profughi?

 

L’80% dei profughi rimane all’interno delle regioni di provenienza. I paesi che in questo momento accolgono il maggior numero di profughi sono, in ordine decrescente: Pakistan, Libanon, Iran, Turchia, Giordania, Etiopia, Kenia, Ciad, Uganda, Cina.

 

Ein Vergleich

UN CONFRONTO

Nel 2013 erano in fuga circa 2,5 – 3 milioni di siriani. Di questi nel 2013 ne furono accolti e registrati 851.000 nel solo Libano, dove già nel 2013 una persona su cinque era un rifugiato siriano. I ventotto paesi dell’UE, nello stesso anno, hanno ricevuto in totale solo 50.740 domande di asilo da parte di cittadini siriani.

 

Europa, Italia & il sistema di Dublino

Secondo la normativa veggente nell’Unione Europea, persone in fuga possono fare richiesta di protezione internazionale (“asilo”) una sola volta all’interno dell’UE, e sono tenuti a farlo nel primo stato membro in cui arrivano e questo stato è responsabile per accogliere la loro richiesta (Convenzione di Dublino). Non appena arrivati, o non appena le loro impronte digitali vengono registrate, i migranti vengono schedati nella banca dati europea Eurodac. Ciò comporta un carico nell‘accoglienza superiore rispetto alla media degli stati del Mediterraneo quali Italia, Grecia e Malta, ma anche di altri stati membri situati a est, come ad esempio l’Ungheria. In base all’ultima rielaborazione del Trattato di Dublino (Dublino III), i profughi che hanno familiari regolarmente presenti in uno stato membro hanno la possibilità di ricongiungersi legalmente. In pratica però questa regola non viene applicata!! Le statistiche dell’UE dimostrano che i profughi raggiungono paesi come la Germania o la Svezia in maniera autonoma (e “irregolare”).

Per evitare questi movimenti secondari, nell’autunno 2015 sono stati allestiti i cosiddetti centri Hotspot (strutture per sostenere i paesi più es. posti ai nuovi arrivi e cioè Italia, Grecia, Ungheria) ad identificare e registrare coloro che sbarcano, per decidere chi dei migranti ha diritto all’asilo e chi no e chi, secondo un sistema di quote verrà trasferito in altri Paesi europei oppure espulso e rimpatriato.

 

Nel 2014 l‘UE (28) ha ricevuto – 626.000 richieste d‘asilo, in particolare la Germania, la Svezia, l’Italia, la Francia e l’Ungheria.

 

Laender

 

Un sistema di quote

 

Dato che al momento questi 5 paesi registrano il 70% delle richieste d’asilo, in futuro l’UE cercherà di regolare la distribuzione dei rifugiati in proporzione a prodotto interno lordo, numero di abitanti, tasso di disoccupazione e precedente numero di richiedenti asilo degli stati membri. Rimane comunque importante includere anche aspetti come i „paesi d’arrivo prescelti“ e le necessità dei profughi, spesso motivate dalla presenza di familiari, di reti sociali, conoscenze linguistiche ed altro. In assenza di queste valutazioni il sistema di quote rimarrebbe restrittivo (e inefficace) al pari dell’attuale regolamento di Dublino.

 

Finché ci saranno guerre, e finché ci sarà una grossa disuguaglianza sociale ed economica tra i paesi del “nord” e del “sud” del mondo, le persone continueranno a fuggire per la loro sopravvivenza fisica e in ricerca di migliori condizioni di vita.

 

Le nostre condizioni di vita sono direttamente legate a quelle delle persone che fuggono dai loro paesi di provenienza e bisogna contrastare condizioni di vita cosi divergenti. A livello mondiale, molti dei conflitti da cui fuggono le persone nascono attorno a risorse che noi stessi consumiamo regolarmente nella vita di tutti i giorni, come il petrolio per andare in automobile, o il Coltan per i nostri cellulari. Inoltre, l‘esportazione di materie prime e l‘importazione di armi vanno spesso di pari passo. L‘impoverimento di molti paesi in epoca post-coloniale si è creato anche a causa del processo di liberalizzazione e, per esempio, di pratiche quali la pesca intensiva. Quest‘ultima ha difatti provocato conseguenze terribili per l’economia locale, come ad esempio per i pescatori in Senegal o in Somalia. „Aiutiamoli a casa loro“ dunque significa cambiare atteggiamento anche qui, a casa nostra.

 

Accoglienza profughi in Alto Adige

 

In Alto Adige viene accolto l‘1% dei richiedenti asilo e dei profughi presenti in Italia. Al momento si tratta di circa 500 richiedenti asilo. Inoltre, l’Alto Adige è diventata una „zona di passaggio“ per quelle persone che non vogliono richiedere asilo in Italia, ma che vogliono raggiungere un altro paese UE, anche se in base al regolamento di Dublino sarebbero tenuti a rimanere in Italia. Queste persone li vediamo nelle stazioni di Bolzano e Brennero dove, a causa di controlli da parte delle forze dell’ordine, vengono fermati. Le associazioni Caritas e Volontarius sono incaricate dell’accompagnamento dei richiedenti asilo collocati in Alto Adige.

 

AUFTEILUNG REGIONEN

 

Schon mal gehört?

MACHEN WIR EINFACH DIE GRENZEN ZU!

Grenzen zu schließen würde die Menschen nicht abhalten zu fliehen. Die Flucht wird durch Grenzschließung lediglich erschwert und auch teurer. Das Paradox: trotz internationaler, europäischer und nationaler Gesetze, die das Recht festlegen, dass Menschen einen Asylantrag stellen können, gibt es heute in Europa de facto wenig oder keine Möglichkeiten legal einzuwandern und einen Asylantrag zu stellen! Menschen auf der Flucht sind somit auf „Schleuser“ angewiesen. 1998 bis 2014 sind im Mittelmeer ca. 22.000 Menschen beim Versuch der Überfahrt gestorben. Viele Menschen nehmen lieber den Tod in Kauf als im eigenen Land zu bleiben.

 

” WARUM KOMMEN ALLE NACH ITALIEN? “

Nicht alle Menschen auf der Flucht kommen nach Italien oder nach Europa, im Gegenteil!! Flüchtlinge, die Europa über Italien betreten, sind jedoch nach EU-Recht verpflichtet, in Italien zu bleiben („Dublin System“).

 

” WIR KÖNNEN NICHT ALLE AUFNEHMEN! “

Tun wir auch nicht. Studien ergeben, dass Menschen auf der Flucht, die es nach Europa schaffen, in jene Länder wollen, wo sie bereits ein soziales Netzwerk haben, und wo es Arbeitsmöglichkeiten gibt (sie wollen bei ihrer Familie und Freunden sein, arbeiten, sich selbst erhalten). Italien steht darum meist nicht auf ihrer „Wunschliste“. Zudem herrschen in Italien teils mangelhafte und unmenschliche  Aufnahmebedingungen, die dringend verbessert werden müssen. Aufgrund der Dublin Verordnung wären allerdings viele Flüchtlinge gezwungen in Italien ihren Asylantrag zu stellen.

 

” HELFEN WIR IHNEN ZU HAUSE! “

Die EU hat zur Zeit die “Entwicklungshilfe” hierfür mobilisiert (European Agenda on Migration, 2015; Khartoum Prozess, 2014). Achtung!!! Denn „Entwicklungshilfe“ wird oft an Verhinderung von Migration und Flucht gekoppelt, das ist gefährlich. Welche Folgen hat es, wenn in diesem Prozess die EU Regierungen wie jene Eritreas finanziert, einem Land wo die Menschenrechte nicht garantiert sind, Männer lebenslangen Militärdienst leisten müssen, arbiträre Verhaftungen, Folter, Erschießungen dokumentiert werden, keine Meinungs-, Presse- und Religionsfreiheit herrschen? Die ersten und letzten Wahlen in Eritrea fanden 1993 statt, als das Land die Unabhängigkeit erreichte. Andere Antworten sind gefragt!

 

Infos

Bis Mitte 2014 verzeichnete das UN-Flüchtlingshilfswerk (UNHCR) über  55 Millionen Menschen auf der Flucht,  d.h. Menschen die vor Krieg, Gewalt, Verfolgung und Menschenrechtsverletzungen in ihrer Heimat fliehen. Die meisten Flüchtlinge stammen aus  Syrien, wo mehr als drei Millionen ihre Heimat verlassen mussten und aus Afghanistan, gefolgt von Somalia und Sudan (UNHCR 2014 Mid-Year Trends).

 

Wer ist ein  „Flüchtling“?

 

FLÜCHTLING 

Ein Mensch, der sich außerhalb seines Heimatstaates aufhält, da ihm dort aufgrund seiner Ethnie, Religion, Nationalität, politischen Überzeugung oder Zugehörigkeit zu einer bestimmten sozialen Gruppe Verfolgung droht, und der diese Angst vor Verfolgung begründen kann (Genfer Flüchtlingskonvention, 1951; Protokoll 1967).

 

BINNENFLÜCHTLING

Ein Mensch, der innerhalb seines Heimatlandes auf der Flucht ist.

 

ASYLBEWERBER_IN

Ein Mensch, der in einem anderen Land einen Asylantrag gestellt hat und noch eine Entscheidung zur Anerkennung eines Schutzstatus abwartet.

Neben „Flüchtlings-Status“ gibt es in der EU auch zeitlich limitierten Subsidiär-Schutz und humanitären Aufenthalt für Menschen, die zwar nicht verfolgt werden, die aber aufgrund der instabilen Situation im Heimatland nicht dahin zurückgeschickt werden könnten, ohne dass dadurch ihr Leben bedroht wäre. Ein Drittel aller Menschen auf der Flucht sind Kinder und Jugendliche, zum Teil auch unbegleitete minderjährige Flüchtlinge. Über 25.300 Asylbewerbungen wurden 2013 weltweit von unbegleiteten Minderjährigen gemacht: sie flohen aus Ländern wie dem Süd-Sudan, Somalia, Afghanistan, Eritrea und dem Kongo. 2014  sind ca. 26.000 Minderjährige über das Mittelmeer in Italien angekommen, davon waren 13.000 unbegleitete Minderjährige: 26 % sind nach ihrer Ankunft aus den Erstaufnahmezentren „verschwunden“.

 

Welche Staaten nehmen weltweit am meisten Flüchtlinge auf?

80 % aller Flüchtlinge bleiben in ihrer Heimatregion. Die Länder, die 2014 am meisten Flüchtlinge aufgenommen haben, sind in absteigender Reihenfolge: Pakistan, Libanon, Iran, Türkei, Jordanien, Äthiopien, Kenia, Tschad, Uganda, China.

 Ein VergleichEIN VERGLEICH

2013 waren ca. 2,5 – 3 Millionen Syrier auf der Flucht. Davon hat allein der Libanon im Jahr 2013 851.000 Menschen aufgenommen und registriert, jede 5. Person im Land war bereits 2013 ein syrischer Flüchtling. In allen 28 EU-Mitgliedstaaten zusammen wurden im selben Jahr vergleichsweise nur 50.740 Asylanträge durch syrische Staatsbürger gestellt.

 

Europa, Italien & das Dublin-System

Derzeit gilt in der EU das Prinzip, dass Menschen auf der Flucht nur einmal internationalen Schutz („Asyl“) in der EU beantragen können, nämlich in dem Mitgliedsstaat, in dem sie zuerst angekommen sind („Dublin Verordnung“). Sobald die Menschen ankommen oder aufgegriffen werden, werden ihre Fingerabdrücke gesichert und in die Europäische Datenbank „Eurodac“ eingegeben. Dies führt zu einer überdurchschnittlichen Belastung der Mittelmeer-Staaten wie Italien, Griechenland und Malta, aber auch für die EU-Mitgliedsstaaten im Osten, wie Ungarn. Durch die letzte Überarbeitung der Dublin Verordnung (Dublin III) gibt es für Flüchtlinge, die bereits Familie mit anerkanntem Flüchtlingsstatus in Europa haben, die Möglichkeit auf legalem Wege in dieses zweite EU-Land zu gelangen. Doch diese Regel wird in der Praxis nicht angewandt!!

Laut EU-Statistik gelangen Flüchtlinge trotz allem eigenständig (und „irregulär“) in Länder wie Deutschland oder Schweden.

Um diese sekundären Bewegungen zu unterbinden, sollen seit Herbst 2015 sogenannte Hotspots (geplant in Italien, Griechenland, Ungarn) die Registrierung und erste Unterscheidung vornehmen: wer durch die Quoten auf andere Mitgliedsstaaten verteilt wird; wer im ersten Ankunfts-Staat seinen Asyl-Antrag machen muss; wer im Schnellverfahren ohne einen Asylantrag abgewiesen wird.
2014 wurden in der EU in allen 28 Mitgliedsstaaten insgesamt 626.000 Asylanträge gestellt.

Laender

Quotenregelung

Derzeit werden 70 % aller Asylanträge in Deutschland, Schweden, Italien, Frankreich und Ungarn gestellt. Deshalb möchte die EU die Flüchtlinge nach einem Verteilungsschlüssel auf alle Mitgliedstaaten aufteilen, der das Bruttoinlandsprodukt, die Bevölkerungszahl, die Arbeitslosenquote und die bereits vorhandene Anzahl der AsylbewerberInnen des jeweiligen Landes berücksichtigt. Neben diesen Kriterien sollten auch die Bedürfnisse und „Wahl-Ziel-Länder“ der Flüchtlinge bedacht werden, wo u.a. bereits in der EU lebende Familienangehörige, soziale Netzwerke und Sprachkenntnisse eine Rolle spielen – ansonsten ist die Quotenregelung gleich restriktiv (und ineffizient) wie die aktuelle Dublin-Verordnung.

 

Solange es Kriege gibt und solange eine große soziale und wirtschaftliche Ungleichheit zwischen Ländern im globalen „Norden“ und im globalen „Süden“ herrscht, werden Menschen immer flüchten und versuchen, durch Migration ihre Lebensbedingungen zu verbessern. Es gilt darum dieser ungleichen Verteilung entgegenzuwirken, von der „wir“ im Norden durchaus profitieren!
Viele Kriege und Konflikte vor denen Menschen weltweit fliehen, entstehen rund um Ressourcen, die wir selbst tagtäglich im Alltag konsumieren, wie Erdöl zum Autofahren oder Coltan für unsere Handys. Rohstoffexport und Waffenimport geht zudem vielerorts Hand in Hand.
Die Verarmung vieler Länder in postkolonialer Zeit ist auch durch Liberalisierung oder Praktiken wie Massenfischfang entstanden, der schlimme Folgen für die lokale Wirtschaft, wie z.B. für die Fischer im Senegal oder in Somalia hat. Deshalb, „ihnen zu Hause helfen“, also in Ländern wie Syrien, Eritrea, Somalia, heißt auch hier, bei uns zu Hause, umdenken.

 

Flüchtlingsaufnahme Südtirol

In Trentino-Südtirol werden 1 % der in Italien lebenden AsylbewerberInnen und Flüchtlinge aufgenommen, eine kleine Anzahl, ca. 500 AsylbewerberInnen sind es derzeit in Südtirol.

 

AUFTEILUNG REGIONEN

Zudem ist Südtirol ein „Durchzugs-Land“ für jene Menschen geworden, die nicht in Italien um Asyl ansuchen, sondern ein anderes EU-Land erreichen wollen, obwohl sie durch die Dublin Regulierung verpflichtet wären, in Italien zu bleiben. Diese Menschen „stranden“ an den Bahnhöfen Bozen und Brenner, wo sie aufgrund polizeilicher Kontrollen aufgehalten und gestoppt werden. Die Vereine Caritas und Volontarius sind mit der Begleitung der Asyl-Bewerber_innen beauftragt, die in Südtirol untergebracht sind und werden.

Derzeit sind neue Flüchtlingsaufnahmezentren in Südtirol in Planung bzw. eröffnet worden.

 

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Schutzhütte B1 Rifugio

SCHUTZHÜTTE B1 RIFUGIO

Il nostro gruppo Binario 1 / Bahngleis 1 è nato in primavera 2015 con l’emergenza profughi in stazione a Bolzano, come movimento spontaneo di volontari della società civile, cittadine e cittadini che si sono impegnati in forma totalmente volontaria, per migliorare tale situazione. Il bisogno cui ha cercato di dare risposta era costituito dal flusso di migranti in transito verso il nord, ma anche di persone intenzionate a rimanere in Italia. Ci siamo accorte di come le politiche di accoglienza a livello locale si siano sempre contraddistinte per un approccio emergenziale. Da qui è partito il nostro impegno anche fuori la stazione, sia per i richiedenti asilo nei centri di accoglienza, che per coloro che sono rimasti sulla strada.

 

SCHUTZHÜTTE B1 RIFUGIO

Le pratiche di accoglienza finora non hanno permesso a tutti i richiedenti asilo l’accesso alle misure di accoglienza come previsto dalla normativa nazionale ed europea. Sulla base delle ultime disposizioni provinciali sono rimasti in strada soggetti vulnerabili, che solo grazie all’impegno dei volontari hanno in parte potuto trovare un rifugio provvisorio nella chiesa evangelica e presso persone private.

Il progetto Schutzhütte B1 Rifugio vuole essere un esempio concreto di risposta sociale e contestualmente una denuncia delle carenze sistemiche locali in materia di tutela dei richiedenti asilo. Il nostro obiettivo è rimasto quello di segnalare le situazioni precarie alle autorità competenti, con la richiesta di attivarsi sec ondo le normative e, se necessario, porre azioni concrete determinate nel tempo.

 

Schutzhütte B1 Rifugio interviene soprattutto per le persone in fuga appartenenti alle categorie vulnerabili. Le categorie rientranti in questa definizione secondo il d.lgs. 142/2015 sono gli adulti disabili, i minori non accompagnati, gli anziani, le donne in stato di gravidanza, i genitori singoli con figli minori, le vittime di tratta di esseri umani, le persone affette da gravi malattie o da disturbi mentali; le persone per le quali è accertato che hanno subito torture, stupri o altre forme gravi di violenza psicologica, fisica o sessuale e vittime di mutilazioni genitali. Rivolgiamo l’attenzione anche ad altre categorie non menzionate dal d.lgs. 142/2015, come le donne sole e le famiglie con figli minori, dal momento che, in considerazione delle condizioni sociali di senza fissa dimora in cui si trovano, sono fortemente esposte a fattori di rischio e vulnerabilità. Ci sono persone appartenenti alle categorie sopra menzionate che rimangono sprovviste di un tetto e di mezzi per la sopravvivenza, nonostante la normativa preveda una tutela maggiore e un intervento prioritario per loro. Schutzhütte B1 Rifugio si propone infatti come una misura di segnalazione e di supporto a breve termine.

 

Nel progetto è incluso anche un numero limitato di persone che sono in possesso di esito positivo di richiesta di asilo, costrette a lasciare la struttura di accoglienza. Le suddette persone verranno ospitate a tempo determinato e sostenute nella ricerca di lavoro e alloggio.

 

La nostra associazione viene finanziata e sostenuta quasi esclusivamente da donazioni di privati e imprese. Ogni contributo è perciò importante e viene da noi impiegato in maniera consapevole:

IBAN IT 55 O 08081 11601 000301015923 – BIC: RZSBIT21103

 

Con il significante sostegno di:

 

    

 

Info: schutzb1rifugio@gmail.combinario1.bz@gmail.com